Eh? È Natale?

Ciao, come va? Come così così… come mai? Sei a meno 36 ore a Natale… si, certo capisco, chi è che diceva che a Natale sono tutti più buoni? Ahahahah Che Natale è l’unica occasione che si presenta ogni anno per dimostrare di poter essere migliori senza farne un caso?
Si, si. Come no! Credici!!!
Ahahahah Capisco, Tu sei nervosa? E come mai? Nn sei contenta del Natale? Eppure so che ti piace il Natale…ah perché ti investono un sacco di emozioni da gestire in questo periodo…
Come? eh già, ma guarda che è un periodo difficile per tanta gente, non solo per chi ha famiglia, pensa chi non ce l’ha…
Come dici? Eh ma non puoi fare degli altri il tuo capro espiatorio, poi finisce che rovini il Natale a qualcuno, quindi tieni duro e pensa che passerà…. Il 7 gennaio è tutto finito.
Si certo, lo so. Ma tanto non lo capisce nessuno, nessuno si ricorda mai di niente… e poi vai a pranzo dai tuoi? Ah si vero, beh dai, dovresti essere abbastanza preparata da poterli affrontare, sarà un pranzo innocuo per te no?
Ah già. Non sei mai abbastanza preparata. Dai, sei solo troppo fragile oggi….hai qualche nervo scoperto per via del periodo.
Ma si, non pensarci troppo…
Tuo figlio… un uomo, ha la sua Famiglia, una moglie e figlia che sono delle gioie x occhi e cuore… E allora?
Fanno la loro vita in modo normale, sì lo so, la tua lo è un pochino meno rispetto la media, ma è la tua e cerchi da sempre di gestirla meglio che puoi nel rispetto sempre degli altri…
e allora? Qual è il problema? Che colpa?
Perchè piangi? Eh?
E allora? Chi dice che sei sbagliata?
Guarda che sei una persona che si è sempre data da fare x se e per gli altri, sempre coerente, anche perché diversamente non sei capace, sei sincera, onesta, leale, diretta e semplice, non c’è niente tra le righe e niente da capire, sei quello che dici e che si vede, alcune volte in difficoltà altre meno, e allora perché non vai bene?
eh, lo so, va beh lo sappiamo no? non vai mai bene come sei… Non sei abbastanza, mai abbastanza affettuosa, non sei abbastanza materna senza contare quello che hai vissuto, non sei mai stata abbastanza donna perché ti piacciono le moto e le macchine e le “Donne” sono diverse, non sei mai stata abbastanza sottomessa, non sei mai abbastanza carina, abbastanza dolce, abbastanza accondiscendente, abbastanza sociale e socievole, abbastanza paziente, abbastanza alta, abbastanza magra, abbastanza ordinata, abbastanza… abbastanza…
Dai su, non fare così… Piangere non migliora la situazione.
Lo so e lo sai anche tu che hai sempre cercato di fare il meglio per tutti anche se non era sempre il meglio per te, ma nessuno se lo ricorda. Nessuno ricorda mai che quello che fai non è solo per te… eppure non è abbastanza!
Nemmeno a Natale vai bene come sei… tutto normale no? Ora ti saluto.
Passa un buon Natale.
Auguri e aaluti a tutti anche da parte mia. Baci

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l’attesa

Intanto che aspetto faccio cose.

L’attesa segna la vita di tutti noi, siamo tutti sempre in attesa di qualcosa, del momento giusto, soprattutto. Quello che probabilmente non sarà mai abbastanza giusto per noi che viviamo in attesa.

Di un momento, di una parola, di un abbraccio, di tempo, di conforto, di un sorriso, di una telefonata, di una persona… l’attesa è il sinonimo del desiderio.

L’ attesa è un desiderio, “quel” desiderio, desideriamo che si avveri. E nel frattempo? Nel frattempo ci riempiano di cose da fare e di desideri che mettiamo in coda, in attesa che si realizzi il desiderio in carica. Mi viene da ridere a pensarci,  ma è così, se non fossimo lì , in attesa,  sarebbe come non ci importasse e non ci penseremmo nemmeno.

Invece ci pensiamo eccome. Ci prepariamo quasi.

Io mentre sbatto la testa sul muro di fronte cercando di far  combaciare documenti a  progetti approvati, desidererei un abbraccio e un sorriso. Niente di che, no? però sarebbe di conforto, un abbraccio che porta la certezza di riuscire a caricare nei tempi previsti i documenti sul sito della Regione per ottenere i contributi…

Ieri sera pensavo a come la mia educazione si scontri con i miei desideri, si si, si scontrano proprio… il mio desiderio di invitare un uomo che mi piace molto a bere qualcosa con me, per fare quattro chiacchiere, conoscerlo meglio e vedere che succede.

Gli uomini sostengono che siamo noi donne a decidere, e qui scatta la mia educazione… mia madre mi ha insegnato a non fare, a non avere iniziative. Se un uomo ti vuole deve fare lui qualcosa. Tu stai lì, ti fai solo ammirare e desiderare…. beh, io sarei anche stufa.

Anche perchè di questi tempi è pieno di donne piene di iniziativa in giro e io ho continuamente l’impressione che per educazione,  e mettici pure timidezza,  ho perso e perdo continuamente treni o tempo, quello che passa su di me. Magari perdo treni, di quelli a corto raggio, ma comunque  non li ho presi, perchè sono sempre in attesa di qualcosa. Di che poi? di lui che mi inviti fuori?

La scorsa settimana mentre cercavo di esercitarmi a superare questo empasse, ogni tanto mi metto di impegno e qualche cazzata la faccio, ho detto a un tale che sta con me nello stesso gruppo di singles, e che non conoscevo, che si poteva mangiare insieme qualche volta… lui mi è sembrato un pò incerto, non sapeva dove andare e ho dovuto io proporre, e fin qui va beh, capita di non avere idee, io ero tranquilla: per male che vada diventeremo amici…. mai ottimismo fu così mal riposto!

Non vedevo l’ora finisse la pizza…. non ci si capiva su niente.  Abbiamo parlato di diverse cose cercando argomenti in comune, e potevano anche essercene, ma non ci si capiva.

E dopo voleva fare un giro in centro mentre io “crollavo per il sonno e la giornata difficile”.

Da allora mi bombarda di “buon giorni”, fotine di fiori e frasi carine… siccome rispondo una volta su cinque, oggi mi ha chiesto se sono arrabbiata. Gli ho detto che non so cosa rispondere ai suoi messaggi…. ecco credo di dover scegliere meglio con chi esercitarmi  a mettere in pratica le mie iniziative.

in questi giorni post ferie ho bisogno di trovare motivazioni, ho ancora negli occhi la Sardegna e le emozioni  di questa settimana ad arrampicare sugli isolotti, a camminare in mezzo al nulla e  alle miniere abbandonate nei pressi di Iglesias, il Pan di Zucchero, Tavolara e nuotare nell’acqua trasparente al largo dell’arcipelago della Maddalena.

Ogni tanto credo di non essere fatta per stare a questa scrivania, la motivazione la trovo solo nel saldo del mio conto corrente, che per la mia natura non è molto motivante.

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Gli occhi felici

E niente, succede che ascolti la notte, ma gli unici rumori che senti sono quelli dei tuoi pensieri… che saltano di qua e di là, inquieti.

Da folletti folli…

Pensi a quanto è complicato spiegare le emozioni a chi vive di testa e non con il cuore, a quanto ti sembrano inappropriate le parole per definire le tue emozioni, per spiegare a qualcuno il tuo “no, non posso”, che non significa non mi interessa, ma che mi farebbe troppo male dopo…. ma lui che ne sa?
Chi è emotivo non è debole, è che deve difendersi, proteggersi…
a come alle tue domande “ciao, come va? come stai? vai in vacanza?” non ci sia mai, alla fine della risposta, un “E tu?”
Ti viene in mente il tale che nell’intervista diceva di essere innamorato dell’amore, perchè è l’energia che fa girare il mondo, ma in fondo non ci credi… non credi sia l’amore a far girare il mondo, altrimenti a questo mondo ci sarebbe meno dolore… o no? Si impara a convivere con tutto, no? Anche con il vuoto. Il vuoto d’amore o di emozioni … Ma quale vuoto e vuoto, tu nn hai una sera vuota, sei sempre in giro finché stai dritta….
Chissà il pan di spagna dell’altro ieri sera come faceva ad essere così buono, soffice e leggero? e oggi? sospiri,  alcune persone portano la tensione a vista, tanto che sembra l’aura viola di una pubblicità di tanti anni fa e speri,  per loro,  sia solo temporanea e che non diventi abitudine…
Allunghi un braccio, ti giri e rigiri… ma da soli, nel letto, le posizioni che si possono assumere non sono poi molte, ti fa male il gomito, hai dimenticato la fascia, ti alzi e vai a bere… guardi fuori e vorresti fare due chiacchiere, un sorriso e una buona notte sarebbero bellissimi, ma non c’è nessuno che vorresti sentire.
Pensi che devi ricordarti di portar fuori l’umido domani mattina, che ormai di umido solo quello è rimasto e ti scappa da ridere da sola, sai che sei tu a volere così,  mentre pensi alla camminata in notturna da fare la prossima settimana con la cena in rifugio…
Quando mostri le tue debolezze, devi fare attenzione, ma tanto ormai non lo fai più con nessuno, perchè c’è chi ne approfitta e chi invece se ne prende cura. È così che conosci il valore delle persone, ma dei secondi non c’è traccia…
E quelli che vivono in relazioni stabili e cercano in tutti modi di destabilizzarle attraverso altre persone, ma cosa pensano? pensano, soprattutto?

Sabato sei in servizio, venerdi sei di notte e sabato notte di nuovo… e vorresti anche andare in montagna domenica? ma come fai a incasinarti sempre così? E ti viene un sorriso… Se ci fosse qualche ora in più riempiresti anche quella.
il giappo stasera era proprio buono, ti mancano i soliti amici…. ecco con chi vorresti parlare adesso. Con qualche naso rosso… nessuno diceva di giocare con Pokemon Go, eppure se ne parlava ovunque, quasi quasi potresti farci un giro giusto x vedere com’è,  capire il fenomeno e, sopratutto, se davvero è  finito.

Ecco, una carezza, ah no è solo un filo aria, ecco… il mare finalmente e ti viene un sorriso.
I tronchi sulla spiaggia, forse il mare era stato agitato. L’aeroporto di Madrid e il ragazzo  alto e gentile che ti spiegava dove andare a prendere la metro per arrivare in centro…. La spiaggia di sabbia con le dune, non vedi il mare. Sembra Sal,  ma il profumo nell’aria ricorda Malta e l’amore ti riempie il cuore tanto da non esserci posto per nient’altro. Ricordi perchè ti eri innamorata di lui? Perché con te rideva.  E, quando rideva, aveva gli occhi felici e ti sentivi il suo mondo… ecco perché!

Una musica di sottofondo ti riporta alla realtà, al tuo letto, alla sveglia delle sei e venti, alla doccia e a un giorno tutto nuovo.

Tutto il resto non è noia

Oggi ho avuto un’intuizione riguardo le mie inquietudini.

Ho capito che divento inquieta e scalpitante quando il mio mare della vita diventa calmo.

Cala il vento e quella calma piatta che per alcuni è puro godimento e significa non fare niente, non preoccuparsi, tirar i remi in barca e godersi il cullare nel nulla assoluto, per me invece è un casino. Il nulla è un casino. Mi dà la sensazione che ci sia qualcosa che non va, che il mio tempo sfugga dal mio controllo quasi.

Così comincio a organizzare cose e subito mi passa quel senso di nulla pesante come una coperta.

Quelle coperte di lana di una volta, che quando le mettevi sul letto ti scaldavano con il loro peso e le sentivi così tanto che dormirci sotto diventava faticoso, per questo hanno inventato i piumoni che poi sono diventati piumini.

Caldi e leggeri.

Ecco, io invece se non succede niente mi annoio, almeno credo si tratti di questo.

Come si manifesta la noia?  e soprattutto, cos’è?

La Treccani dice che la noia è un  senso di insoddisfazione, di fastidio, di tristezza, che proviene dalla mancanza di attività e dall’ozio o dal sentirsi occupato in cosa monotona, contraria alla propria inclinazione, tale da apparire inutile e vana. Anche, il senso di sazietà e di disgusto che nasce dal ripetersi di cose uguali o uniformi: ripetere fino alla noia, si dice di cosa che ingenera fastidio, senso di nausea, o addirittura di avversione: anche il cibo più squisito può venire a noia; è anche Tedio, senso doloroso della vanità della vita, considerato come condizione o disposizione abituale dell’animo. Altre particolari interpretazioni e, quindi, definizioni della noia sono state date da alcune correnti di pensiero dell’età contemporanea, e specialmente dall’esistenzialismo.  E’ anche molestia, disturbo, impaccio per esempio di cosa o persona che produce noia.

Quindi io mi annoio… in breve, è tutto qui.

I sintomi li sappiamo, la diagnosi ce l’abbiamo… ma la cura?

Come si supera questo senso di routine, piatta e senza vitalità?

Ho fatto una ricerca e ho trovato che, insomma,  è una patologia,  o quasi,  e c’è chi dà consigli per liberarsene.  I consigli in breve sono questi:

1. Abituati a pianificare le tue attività: è risaputo (RISAPUTO? ADIRITTURA, E DA CHI? ) infatti che chi organizza le proprie giornate, focalizzandosi sul presente (MA IL MIO PROBLEMA STA TRA UN PRESENTE E QUELLO DOPO… E’ IL NON AVERE NIENTE DI ORGANIZZATO AD ANNOIARMI E A SPINGERMI A FARE), è soddisfatto di ciò che fa e vive in modo più sereno. Al contrario di chi vive in quotidiano come viene, sempre alla ricerca di un qualcosa che molto probabilmente poi non arriva, e che nella maggior parte dei casi, lascia spazio alla delusione. (QUINDI SI DOVREBBE AVERE SEMPRE QUALCOSA IN PROGRAMMA DA FARE PER NON CADERE NELLA DELUSIONE DELL’ATTESA… ?)

2. Monitora il colore delle tue giornate: prendi nota di tutte le cose che accadono durante la giornata, di ciò che accade e ti fa star male e di quelle che ti fanno stare bene. Utilizza questo piccolo strumento di monitoraggio per almeno due settimane. Vedrai che inizierai a prendere consapevolezza delle emozioni connesse a ciò che fai e comprenderai verso dove iniziare ad orientare le tue aspettative. Se ad esempio scopri di star bene quando passi un pò di tempo con gli amici, questo potrai decidere di incrementare le uscite, o se al contrario vedi che stai male quando litighi con qualcuno, forse è lì che dovrai cercare di concentrare le tue attenzioni per evitare che questo si ripeta. (MMMMMMM… MA QUESTO E’ CIO’ CHE FACCIO, SE LE MIE FREQUENTAZIONI MI DIVERTONO IN MODO INTERESSANTE LE FREQUENTO PIU’ CHE POSSO….)

3. Metti un tempo ai tuoi pensieri negativi: contro il rimuginare e l’inutile sforzo di allontanare i nostri pensieri negativi impara a contenerli in uno spazio giornaliero. Vedrai che pensarci prima, ti aiuterà a pensarci meno dopo. (IO NON RIMUGINO, E’ UNA CATTIVA ABITUDINE CHE HO CERCATO CON IMPEGNO,  E SUCCESSO,  DI PERDERE)

4. Concediti un piccolo piacere giornaliero: per iniziare a cambiare il colore delle tue giornate creati degli spazi di piacere o benessere. (ECCO  PERCHE’ DICONO  CHE L’OZIO E’ IL PADRE DEI VIZI… CON CONSIGLI COME QUESTI!)

Alla luce di tutto ciò, non è nemmeno noia la mia…. è inquieta attesa? e mi viene troppo da ridere, ho un sacco di attraenti attività pianificate…. ma quale noia e noia!! AHAHAHAH

contro la noia

“Non è forse la noia la convinzione che il proprio tempo sia terribilmente sprecato?” John Berger.

“La vita è quello che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti.” John Lennon

 

 

Le Relazioni Pericolose

Oggi scalpito, sono inquieta… vorrei accadesse qualcosa che probabilmente non accadrà.  Un  invito, una telefonata, solo un “avevo voglia di sentirti” che non arriverà.

Così cerco di pensare positivo per via della famosa legge di attrazione che dice che si attrae chi risuona come noi… io penso positivo per  cui la mia energia  è positiva, perciò attraggo chi è come me. Mah, speriamo bene.

Io vorrei attrarre qualcuno che abbia la stessa voglia di innamorarsi, la stessa voglia di vita e di cose da fare, esperienze da vivere.

Succede, invece,  che quelli che hanno la mia età non hanno più voglia  di impegnarsi in niente che non sia lavoro,  niente che non produca benessere economico per comprare l’ultimo I-Phone o la macchina che parcheggia da sola che fa tanto fighi, non ci pensano nemmeno a vivere un altro rapporto a due e nemmeno una amicizia, diciamo “affettuosa”,  perchè non vogliono più avere pensieri… Mi fa tanta tristezza  guardarmi intorno e vedere questi uomini proiettati solo nella carriera o solo in solitari hobby per non mescolarsi troppo con la gente che potrebbe in qualche modo “toccarli”.

…e se poi si innamorano? come lo gestiscono un rapporto d’amore?

Sanno gestire clienti, dipendenti, progetti, figli, ex mogli, cani, o gatti che sono più indipendenti,  concessionarie di auto che visitano regolarmente per farsi gli occhi, palestra, ristoranti, chiacchiere su geopolitica economica, teorie complottiste,  calcio, tecnologia, smartphone, social… ma un amore no. Farsi coinvolgere in qualcosa che non va gestito ma solo vissuto? Naaaaah!

Io invece vorrei sentirle le farfalle nello stomaco.

Vorrei incontrare un paio di occhi quando mi giro nel mio letto. Vorrei trasformare una fantasia in un racconto, un sogno in un progetto, vorrei guardare cieli  come se fossero nuovi, scoprire costellazioni e contare le stelle con il dito. Vorrei ridere liberamente di me insieme ad una risata che non sia sempre solo la mia, vorrei andare per musei aggrappata a un braccio diverso del mio. Vorrei  scambiare i piatti al ristorante per allargare il numero di  sapori che conosco, emanciparmi dalla solita cucina. Vorrei dare un nome a quel paio di occhi che mi guardano quando certe volte apro gli occhi.  Vorrei per una volta un destino che mi sorprenda in positivo. Una storia da vivere e da ridere. Vorrei essere la donna che lo fa innamorare e di cui non aver paura. Vorrei trovare risposte  a domande silenziose  e  certezze  da usare come coperte in certe notti, vorrei sorseggiare un caffè a Venezia con una mano in un’altra mano,  vorrei avere un profilo da guardare mentre viaggio, un pensiero sereno che mi faccia compagnia. Vorrei carezze e consumare l’amore che si fa, Vorrei allargare la mia libertà a un’altra persona, fare spazio a qualcuno  che valga il mio tempo e il mio cuore….

Così, adesso capisco perchè tante coetanee si mettono con uomini più giovani, che hanno ancora la voglia e la volontà di rivivere una coppia. Voglia di fare e vivere qualche follia, che poi il tempo passa e chissà.  Fino a non molto tempo fa pensavo che non avrei avuto niente da condividere con un uomo più giovane, invece mi accorgo che forse sono più interessante per questi ultimi piuttosto che per quelli della mia età a cui faccio paura e forse non é  proprio vero che non saprei cosa condividete. Comincio a capirlo e metterlo in fila….

Caspita. Anche chi vola in parapendio è sempre più giovane di me!!

Immagine risultante per coppie

Solo per chi vola

Mi sento come un hamburger… tritata e schiacciata.

Succedono così tante cose dentro di me che certe volte scrivere mi serve per mettere ordine e dare un senso, forse anche per metterci un po’ di distanza e non restarci sotto.
Ieri sono andata in scena per la prima volta con una cosa mia.
Non era una passeggiata di salute. L’ho scritta in un momento difficile, durante la mia rinascita fatta di battaglie con me stessa e lacrime.
Quando l’ho letta la prima volta, alcuni mesi fa, agli altri,  le mani e la voce mi tremavano.
Ma sono andata avanti, anche se non riuscivo a mandarlo a memoria,  credo non solo per tutti i pensieri confusi che ho in testa,  piuttosto per non incontrarmi di nuovo in quei giorni.

Fatto sta, che battagliando,  nicchiando ogni tanto, mentendo a me stessa ho preso tempo e ci sono riuscita… era roba mia lo sapevo bene cosa avevo scritto, non avrebbe dovuto essere difficile mandarlo a memoria.

Così sono andata in scena e non ho sbagliato una virgola ne’ alle prove generali, nè alla prima.

Alla replica invece il pezzo è diventato un altro e ho improvvisato perchè le parole non mi venivano più.

Tra il pubblico solo una mia amica… ma nessuno conosceva il testo, per cui è passato così.

Come faccio a spiegare il percorso di questi mesi?
Ho messo in piazza un mio periodo difficile che non ho nemmeno mai raccontato fino in fondo. Da cazzara quale sono  non racconto mai  il mio malessere o il mio dolore, mi nascondo dietro risate battute e sorrisi. Così mi sento invincibile. Se non mostro chi sono non puoi farmi male. Divento intoccabile.

Con loro, l’ho fatto. Era una sorta di area protetta, di autosostegno e alla fine l’ho portato fuori, in pubblico,  il mio spaccato di dolore. Ci sono riuscita.
Quando ci vado dentro,  ci vado fino in fondo, se mi devo far male che sia fino in fondo.
Alla fine credo che la mia scelta,  non troppo ponderata,  fosse per chiudere un cerchio.
I miei compagni sono stati meravigliosi e Giovanna, la nostra “maestra”, dolce accogliente comprensiva di una umanità enorme, e mi hanno aiutato a chiudere questo cerchio e venirne fuori. Vincente.

Ieri sera alla fine non mi rendevo ancora conto di cosa avessi fatto, ci metto sempre un po’ ad elaborare le emozioni, solo le cazzate mi vengono immediate.
Ho mostrato  chi sono, le mie timidezze e incertezze, le  mie paure…

Volare in parapendio è una cazzata te l’assicuro!!  Volare sulle emozioni,  per me,  è il vero e grosso casino, la vera sfida! Tutta un’altra storia, insomma…
E ho lasciato che mi arrivasse tutto. Ho lasciato che si vedessero, le emozioni intendo.
E’ stato bello respirare l’amore che c’era tra noi ieri sera, Giovanna mi ha commosso, per le sue parole per me  e per l’amore per il suo compagno che si può quasi toccare, i miei compagni con il loro calore mi hanno commosso.
Anche Francesca la mia amica.
Con certe persone o ti incontri subito o non ti incontri mai. Con lei, nonostante il breve tempo che si conosciamo, è stato così. E’ stato subito. Due persone riservate che si aprono quando riescono a fidarsi.
E la capisco, capisco certe difficoltà e le energie che si investono…

Avevo voglia di parlarne con qualcuno, di urlare anche: In macchina mentre rincasavo avevo la musica a palla, avevo voglia di due risate leggere,  ma all’una della notte non puoi chiamare nessuno e comunque non avrei avuto nessuno da chiamare per raccontare tutto ciò… da cazzara quale sono a chi racconto questo? a chi racconto come sto davvero?

Così sono andata a letto e sono letteralmente svenuta per la stanchezza, mi sono svegliata questa mattina con il temporale fuori,  e la sensazione che fuori piove e io sono a letto è davvero impagabile, sono stata lì un po’ a godermela,  poi mi sono alzata per farmi il tè e in soggiorno l’acqua, entrata dalle finestre aperte,  per il temporale,  aveva quasi allagato la stanza…. mi veniva da ridere.

Poi sono salita in auto per andare in ufficio, uscire dalla bolla di questo week end e tornare alla normalità…. ma ho dovuto allungare la strada.

Le lacrime riempivano i miei occhi e i singhiozzi mi impedivano quasi di respirare,  ho pianto come i bambini. Ho ancora lacrime da piangere, ho pensato. Mi pare persino impossibile.

Al terzo fanculo ho smesso di piangere…. 

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Da ti amo a ti ammazzo…

Come si passa da “ti amo” a “ti ammazzo”?
A volte le stesse affermazioni convivono, quasi in simbiosi, non esiste l’una senza l’altra in un rapporto malato dove le manifestazioni di amore non sono le attenzioni quotidiane,  ma le mani al collo…
lo capisci il momento in cui il “ti amo” diventa “ti ammazzo” o vorrei ammazzarti. E’ una sorta di brivido nello stomaco, provocato da un tono,  da una stretta di mano, da una spinta, da uno schiaffo  che ancora non sono  pericolosi in quanto tali,  ma per il presagio che custodiscono e mai smentito,  in seguito.
Ti viene una stretta allo stomaco, mentre guardi il tuo compagno e non capisci perchè questa volta sia diverso dalle altre volte, fosse solo per come lo percepisci, per il gesto o il tono.
Poi non ci  pensi e ti convinci  che sia stata una tua esagerazione e che in realtà non è successo niente… lui non ha fatto nulla di che, sei tu che invece hai sbagliato.
Dovresti riconoscere il problema e affrontarlo, ma non sapresti come fare, si chiama paura, perchè se non ne avessi non  sarebbe difficile scegliere.
Invece scegli il non fare che è già di per sè una scelta che permetterà il perpetuarsi dei maltrattamenti. Il non fare giustifica il suo comportamento e trasforma il tuo in colpa.
Quando decidi di fare qualcosa, attivare le forze dell’ordine, i servizi sociali,  solitamente è davvero tardi e quasi sempre, dopo, le ritorsioni sono peggio che mai e quanto mai pericolose
il sesto senso è quella cosa che ci salverebbe la vita se lo ascoltassimo prima, quando siamo ancora in tempo. Pensiamo che lui stia passando un brutto periodo e che tutto rientrerà. Invece non succede, e lo sai che non  è il caso.

Poi,  non si può raccontare una così, mi sono fatta menare, come si fa a dirlo a qualcuno?  ma la verità è che non mi sono fatta menare, non si mena, non si alzano le mani mai e su nessuno, la verità che lui non sa cosa sia l’amore,  e crede tu sia roba sua. Crede di disporre di te, tranne poi quando cerchi di andartene che piange e  si finge disperato per il spingere più in là il confine, convincendosi di avere il potere su di noi che ancora perdoniamo, e nel frattempo lo autorizziamo a continuare mentre raccontiamo bugie sui nostri ematomi, sui graffi, sulle fratture, su setti nasali rotti…. sono pugni, accidenti!! non caschiamo dalle scale, non sbattiamo contro la porta… non siamo così imbranate. Terrorizzate si, però. E così scopri che se ti informi e leggi bene le altre donne, ci siamo passate in tante da un compagno possessivo, che invece di parlare ci ha preso a sberle…. ma quando è stato che dalle sberla è passato alla benzina, all’acido o al coltello? non è mai stato ti amo,  quello giusto, quello che ti fa crescere e supporta, quello che ti fa sentire accolta e libera. E’ sempre stato altro, che forse avevamo già visto e in qualche modo già conosciuto, forse mamma, forse zia, forse avevano già dentro di noi i semi di certi amori strani, certi uomini li avevamo già annusati e in qualche modo ci erano famigliari. Mi fa pensare che siamo noi che educhiamo i nostri figli e se noi abbiamo subito, tollereremo anche certe, chiamiamole angherie dei nostri figli. Il rispetto per insegnarlo bisogna averlo, dentro di se ed esigerlo dagli altri. Altrimenti tolleri cose intollerabili, e non passi nessun insegnamento di rispetto. Ci vuole tanta forza per porre fine a certi amori e andar via. Ci siamo ingannato e abbiamo creduto in qualcuno che non era quello che pensavamo non  è una colpa.

E andarcene non è egoismo,  è istinto di sopravvivenza.

Non vanno nascosti nè giustificati certi atteggiamenti ma riconosciuti e cercato aiuto… senza ripensamenti, senza pietà per chi ci ha trattato male e pietà per noi non ne ha quando ci mette le mani addosso.

Il rispetto va preteso e se non c’è dobbiamo averlo noi per noi stesse.  In questi giorni una donna che conosco e di cui ho moltissima stima per le sue imprese ha fatto outing… è successo anche a lei.  E’ una donna forte, ma forse lo è diventata dopo aver reagito, non lo so.

Però so che non c’è niente che noi donne non possiamo fare, ma deve essere chiaro a noi.